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Voglio innanzitutto ricordare ai cittadini che appena mi sono insediato con la nuova Amministrazione ho riscontrato che il Comune era possessore del 51% delle quote della farmacia comunale, mentre il restante 49% era già stato venduto ai fratelli Bigiotti dalla precedente Amministrazione. Ma incredibilmente il relativo statuto, sempre approvato dalla passata Amministrazione, prevedeva che ogni potere decisionale riguardante le politiche della farmacia stessa competeva ai Bigiotti e non al Comune.

Per questo motivo, nell'interesse esclusivo dei cittadini fabrichesi, ho deciso di mettere in vendita le restanti quote comunali, visto che dal loro possesso la nostra comunità non avrebbe tratto alcun beneficio, mentre dalla vendita avremmo potuto ricavare un ingente corrispettivo da utilizzare per importanti interventi di pubblica utilità.

Ed infatti così sarebbe stato se i fratelli Bigiotti avessero rispettato gli impegni che si sono assunti partecipando all'asta pubblica, aggiudicandosi la gara, sottoscrivendo il relativo contratto ed avviando l'attività della farmacia. Pertanto quanto asserito dal Dott. Bigiotti in un articolo pubblicato su tusciaweb in data 01.12.2015 a proposito della sentenza emessa dal Tribunale di Viterbo rappresenta una vera e propria manipolazione della realtà. Infatti il Comune di Fabrica di Roma non viene assolutamente a perdere un milione di euro.

Il Giudice ha ritenuto che il Comune non poteva vendere il 51% della farmacia, ma appena vedremo le motivazioni della sentenza valuteremo la possibilità di ricorrere in appello. In tal senso ricordiamo ai fratelli Bigiotti che l'Italia è ancora uno stato democratico dove esistono sempre i tre gradi di giudizio.

Comunque ribadisco che nessuno ha imposto ai fratelli Bigiotti di acquistare la farmacia, sono loro che hanno deciso spontaneamente di partecipare all'asta pubblica, aggiudicandosi la proprietà della farmacia ed offrendo al Comune, a garanzia dell'impegno economico che si sono assunti, una polizza fideiussoria di 993.000 euro presso un Istituto fideiussore successivamente fallito.

In seguito i fratelli Bigiotti hanno ristrutturato dei locali già appositamente acquistati a Fabrica di Roma, dove hanno aperto la nuova farmacia, in una posizione, a nostro avviso, scomoda e commercialmente inadeguata, tanto che hanno rinnegato la loro scelta decidendo di non pagare al Comune quanto essi stessi avevano scelto di pagare, avendo regolarmente sottoscritto il relativo contratto.

Per quanto riguarda i 25.000 euro che, come dicono i Bigiotti, il Comune deve pagare a seguito della sentenza, non costituiscono altro che la metà delle spese di lite e non andranno assolutamente a beneficio dei Bigiotti stessi i quali, infatti, dovranno ugualmente pagare l'altra metà, sempre pari a 25.000 euro.

Ritornando agli esiti della sentenza, in definitiva il Comune, ammesso e non concesso che la stessa, dopo i tre gradi di giudizio, diventi definitiva, rimane pur sempre proprietario della quota del  51% della farmacia attualmente gestita dai fratelli Bigiotti, una quota che vale circa un milione di euro, così come stimato in fase di gara e così come accettata dagli stessi Bigiotti. Pertanto non riesco a capire di quale vittoria questi ultimi si stiano compiacendo.

Infatti, nel caso che la predetta sentenza divenga esecutiva, si prospettano due sole alternative ed entrambe non proprio favorevole ai fratelli Bigiotti, infatti o la farmacia può essere nuovamente messa all'asta oppure i fratelli Bigiotti dovranno versare al Comune il 51% di quanto ricavato con la gestione della farmacia.

Quindi, in conclusione, nel ricordare ai Bigiotti che il famoso milione di euro è ben lontano dalle loro tasche, vorrei invitarli a non strumentalizzare la questione della farmacia per i loro scopi politici.

IL SINDACO Mario Scarnati


 IL SINDACO INFORMA N° 18 - 3 DICEMBRE 2015



 
   
   
 
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