LA FAMIGLIA DELLA ROVERE
La famiglia dei Della Rovere rivolse sempre
particolare attenzione ai terreni ed alla Comunità di Fabrica. luogo
in cui possedeva numerose proprietà'. Lo stesso pontefice Giulio II
(1505-1513). membro eminente della casata, in questi tenitori soggiorno' diverse
volte: nel 1505 durante la sua prima visita a Civita Castellana, e di nuovo
nel 1506 e nel 1509 nel corso di due viaggi che attraversarono le terre dell'Alto
Lazio.
Durante il primo ed il secondo di questi soggiorni. Giulio II fu ospite a
Fabrica del cugino, il cardinal Girolamo Basso Della Rovere, che era nipote
del defunto pontefice Sisto IV. membro altrettanto famoso di quella stessa
famiglia. Il cardinal Girolamo Basso, amava molto questa piccola citta', dove
spesso si tratteneva per lunghi periodi, come testimonia Gaetano Moroni nel
suo Dizionario di erudiziene storico-ecclesiastica: "Conviene dire che
il luogo fosse delizioso e che il Card. Basso Della Rovere lo frequentasse
e vi soggiornasse...". Qui infatti Egli mori ("e vita migrava m
oppulo Fabrice") solo due anni più tardi, il primo settembre del
1507. Il suo como venne in un secondo tempo trasferito a Roma, nella chiesa
di Santa Malia del Popolo, nel monumento sepolcrale progettato da Andrea Sansovìno.
Nel 1506, Giulio II si fermò nuovamente nella zona, accettando ancora
l'ospitalità' del nipote, ma questa volta solo per un incontro brevissimo.
Vi tomo poi tre anni più tardi, e si trattenne ancora una volta a Fabrica
che festeggiò il suo arrivo offrendo a lui ed al suo seguito, banchetti
ed ospitalità' per la notte.
Trent'anni più tardi, nel 1536. i Della Rovere gestivano ancora diversi
interessi e proprietà' in questo territorio: Lucrezia. vedova di Stefano
Colonna, famiglia baronale del feudo di Carbognano. aveva infatti ottenuto
in enfiteusi il castello di Fabrica e la tenuta di Falleri dall1 ospedale
del Santo Spirito di Roma, che ne era a! momento il legittimo proprietario,
pagando per l'affitto annuo 450 ducati. La concessione però nonostante
fosse stata fatta ad vitam. durò solo due anni, perché Lucrezia
restituì anzitempo il feudo ai padri del Santo Spirito, che nel 1539
lo donarono in modo definitivo alla Reverenda Camera Apostolica,
Nel borgo di Fabrica i Della Rovere edificarono una grande dimora baronale
(oggi palazzo Bachettoni). inserita nel lato occidentale delia cinta muraria,
rafforzandola con un proprio sistema difensivo. I numerosi stemmi sulla facciata
del palazzo e sulla Rocca ricordano la potenza e la presenza di questa famiglia
nella cittadina e nel territorio circostante.
VISITATORI NOTI A FABRICA
Numerosi furono i viaggiatori noti che scelsero la piccola città di
Fabrica come tappa dei loro percorsi di viaggio. Probabilmente furono la vicinanza
con Roma e la posizione intermedia tra le due principali arterie di traffico
che si diligevano a Sutri ed a Nepi che fecero di Fabrica un importante punto
di passaggio.
GIULIO
II
Come testimoniano le notizie contenute nel "De Itineribus Romanorum
Pontifìcum" del Gattico, il pontefice Giulio II Della Rovere
visitò più volte questi tenitori. Alla fine dell' agosto del
1505, per esempio, mentre con la scorta di cardinali si dirigeva a nord, si
recò a cavallo a Fabrica, e qui si fermò per il pranzo ("equitavit
Fabricam ubi fecit prandium"), ospite del cugino, il cardinal Girolamo
Basso Della Rovere, che soggiornava in questo luogo piuttosto di frequente.
L'abbondanza del cibo e la raffinata tavola imbandita finirono per distogliere
il pontefice ed il suo seguito dai doveri religiosi, come riferisce il cronista
del viaggio, concludendo con poche brevi parole il resoconto di quella giornata
: "... (et) non si andò in chiesa. "("...in
ecclesiam non itum fuit"). Abbandonata la città, verso sera,
il corteo riprendeva il proprio cammino verso Viterbo. evitando la via Canepina
e diligendosi lungo le numerose colline e montagne che circondano tutta la
zona ("...evitata via Canapina at male propter montem continue ascendimus
et inde discendimus...").
BENEDETTO XIII
Nel 1725 Benedetto XIII Orsini si recò a Vignanello. invitato dal Principe
Francesco Maria Ruspoli in occasione della festa della SS. Presentazione e
del!' inaugurazione dell' omonima chiesa. Lasciato Vignanello dopo la conclusione
dei festeggiamenti. Benedetto XIII fece una sosta a Fabrica, dove giunse scortato
da 150 soldati a "tamburi battenti", mandati dai principi di Carbognano,
Stefano e Giulio Colonna e dove venne organizzato per lui e per il suo seguito
un sontuoso banchetto.
per raggiungere il Regno di Napoli, si fermarono nei pressi di Fabrica: "...per
la qual causa i Priori di Fabrica mandarono cinquanta operai per servire a
quelle (truppe), con zappe et vanghe a lavorar nel Passamente di Civita Castellana..."
Secondo l'usanza del tempo, nel corso di questo viaggio il papa ricevette
numerosi doni ed omaggi di ogni genere dai Tesorieri Generali del Patrimonio,
responsabili dell'amministrazione fiscale delle rendite dello Stato pontificio.
Benedetto XIII a sua volta, ricambiò le gentilezze e l'ospitalità
ricevuta, lasciando alla città di Fabrica. come ricordo del suo passaggio
e del suo viaggio, la somma considerevole di 120 scudi d'oro, estremamente
necessari alla Comunità che viveva in condizioni economiche precarie
.
CARD. G. BATTISTA PALLAVICINI
Nel 1524 il cardinal Giovanni Battista Pallavicmi si fermo' a soggiornare
a Fabrica. poiché1, probabilmente ammalato . sperava di riposarsi e
guarire. Il suo però non fu un viaggio fortunato: rimase qui infatti
un solo giorno e la notte del 13 agosto, colto da improvvisa quanto inspiegabile
malattia, mori, a soli 44 anni, senza che fosse possibile trovare alcun rimedio
per salvarlo ("...erumpente rursus morbi violentia"). Fu
sepolto a Roma nella Chiesa di S. Maria del Popolo.
CRISTINA
DI SVEZIA
Dalla documentazione conservata ne!T Archivio di Stato di Roma sappiamo che
anche la famosissima regina Cristina di Svezia, diligendosi a Roma nei 1657.
passò nelle vicinanze di Fabrica.
Veniamo a conscenza della notizia dalla lista delle spese sostenute dalla
Comunità di Fabrica. che in quell' anno registra la somma di 4.50 scudi
pagati come "...tassa per il passagio della Regina di Svezia e allogio
per li soldati..." da versare allo Stato Di Ronciglione come rimborso
delle spese anticipate.
LE TRUPPE
DEL 1709
I numerosi passaggi di truppe che spesso, durante i periodi di guerra, sconvolgevano
il territorio, lasciavano quasi sempre una lunga lista di danni da pagare
a discapito delle piccole comunità del territorio. Riportiamo qui un
solo esempio, relativo al 1709 e riferito al viaggio delle truppe Alemanne
che. dirigendosi verso Civita Castellana.per raggiungere il Regno di Napoli,
si fermarono nei pressi di Fabrica: "...per la qual causa i Priori di
Fabrica mandarono cinquanta operai per servire a quelle (truppe), con zappe
et vanghe a lavorar nel Passamente di Civita Castellana..."
IL BORGO DI FABRICA TRA 700 E '900.
Le descrizioni del territorio e della città di Fabrica, selezionate
in anni diversi ira '700 e '900, mettono in evidenza alcune particolari ed
interessanti differenze, utili per comprendere, nel corso degli anni, trasformazioni
economiche e sociali, in questa sede appena evidenziate:
1778-88 - A.8.R.. S. GONG. BUON GOV. S. IX, - b.34
"Fabrica anime 1480. quarta per popolazione ira le dieci comunità
dello Stato di Ronciglione. Dopo Ronciglione (4658) Caprarola (3071) Canepina
(1895).
1810 - A.S.R., S. CONG. BUON GOV. . S. IX.
- b.34
Comune di Fabrica con una sola parrocchia. Popolazione della Parrocchia
anime 1202. Rendita netta scudi 69.14.
1840 - G. Moroni, Dizionario di erudiziene
storico ecclesiastica. Venezia 1840. - Vol.10Lp.60
"... Comune della Diocesi di Civita Castellana, con territorio piano,
é un paese di piacevoli porticati in temperato clima e buon'aria.....
La statistica registra 395 case , 401 famiglie , 1755 abitanti de'quali stanziano
in campagna 24. Il Card. Antonio Tosi é protettore del Comune . A 20
giugno principia la fiera e si protrae per otto giorni. Ferace di tutto il
suo territorio i cui più abondanti prodotti sono grano, olio, vino,
ghiande e fieno....."
1894 - E. Abate, Provincia di Roma. Roma 1894.Vol.n,
p.88
"Fabbrica 105 metri. Locanda di Vincenzo Stefanucci . Mandamento
di Civita Castellana (km.12).Circondario di Viterbo (km.25). Ufficio postale
e telegrafico. Stazione ferroviaria di Civita Castellana con servizio giornaliero
di vetture. Abitanti 2270. Non si conosce esattamente l'origine del Comune
. Fece parte della Contea di Ronciglione, appartenne al Farnese di cui esiste
ancora la Rocca o Palazzo baronale, con torre altissima. Nel Duomo vi sono
affreschi interessanti.... Il territorio del Comune, abondantissimo d'acqua,
é fertile; produce grano, cereali e soprattutto castagne, nocciuole
e fagiuoli. Le nocciuole rinomatissime , si esportano anche all'estero. Vi
sono varie piccole sorgenti d'acqua ferruginose-solforose....."
1923. - Guida di Roma e del Lazio. Touring
club, voi. IL 1923
"...Fabrica dì Roma. m. 296. abitanti 2255-2695. povero paese,
che fu dei Farnese di cui resta la rocca con un' alta torre. La Collegiata
ha nella facci ara un portale rinascimentale e un occhio e incorporato i!
campanile romanico cuspidato e nell'interno dell'abside.... buoni affreschi
del '400....."
1982 - G. Bianchini. Fabrica di Roma dai Falisci ad oggi. Viterbo 1982.
p.15
"Fabrica di Roma è un ridente paese agricola-industriale posto
a sud-est dei monti Cimini. nelle vicinanze del lago di Vico....".
LE BOTTEGHE DI FABRICA
L'economia del borgo di Fabrica doveva essere piuttosto solida sia nel Medioevo
che in Età Moderna. Nonostante i membri della Comunità lamentino
spesso, attraverso la documentazione antica conservata, la povertà
e la ristrettezza del luogo, esaminando più a fondo le relazioni rilasciate
dai Priori nei decreti del Consiglio del XYI-XVHI secolo, emerge 1' immagine
di una Comunità ben organizzata e ricca di piccole botteghe.
Tra i 1651 e il 1652 per esempio vennero effettuati dei lavori alla "Pizzicaria"
e fu restaurata la bilancia della bottega. Nel 1654-55, il "barbiere"
che svolgeva probabilmente anche funzioni di medico, comprò
poco meno di uno scudo di mattoni per restaurare la propria casa. In quello
stesso anno, grazie alla lista delle spese sostenute dalla Comunità,
sappiamo che vi era un "chiavaro" chiamato ad accomodare
la cassetta degli attrezzi del chirurgo. Tre anni più tardi vengono
effettuati lavori al "macello", mentre già dalla
metà del secolo funzionano in Fabrica le "Prigioni Nuove".
Risultano inoltre una "ciambelleria", un "forno",
un' immancabile "hostaria" e persino un "maestro
di scuola", che esercitava nel Palazzo Priorale e che , almeno per
un certo periodo, fu anche "l'organista" della Comunità,
Tra le altre spese Fabrica deve poi pagare annualmente un "predicatore",
un "tamburino" ed un "pifferaio" per
le feste, oltre al "bargello" che esercitava funzioni giudiziarie.
La folta e boscosa macchia circostante, richiedeva inoltre la presenza di
un uomo che esecitasse un mestiere piuttosto pericoloso: il "luparo".
Dal 1655 in poi risultano pagamenti cadenzati a questo luparo che uccideva
fra i due e i quattro lupi 1' anno, ricevendo mezzo scudo per ogni preda e
qualcosa di più per una lupa femmina. Il 27 agosto del 1655, per esempio,
il luparo riceve "....sc. 0,50 per havere amazato un lupastro...".
Alcuni anni più tardi, nel 1708. si registra ancora nella comunità
la presenza di "una compagnia di soldati a piedi ma non a cavallo...",
sebbene, nonostante le continue proteste, Fabrica continuasse a pagare le
tasse per ambedue le sue compagnie, almeno sino al 1711.
LISTA DI BOTTEGHE ESISTENTI A FABRICA (1650-1570)
Ciambellaria - Forno - Hostaria - Macello
PRODUZIONE AGRICOLA (sec. XVI-XVII)
Spiche (spighe) - Erbe da prato - Giande (ghiande) - Frutto d' oliva
FABRICA E IL S. SPIRITO
L' ospedale del S. Spirito in Sassia. fondato a Roma da Innocenzo III (1198-1216),
divenne proprietario del territorio e del castello di Fabrica per la prima
volta, il 27 dicembre del 1367. L'atto notarile, conservato nell'Archivio
Vaticano, testimonia infarti il passaggio dì proprietà di questo
castello ("...integrum castrum Fabricae,,."), concesso all'ospedale
dai Signori Raynaldo e Giordano Orsini che lo avevano probabilmente ricevuto
dai Prefetti di Vieo, nella prima metà di quello stesso secolo. Questo
documento indica anche i confini che delimitavano il territorio di Fabrica,
definito come appartenente al "districtum Collinae". Questo distretto,
detto appunto "Collina", comprendeva nell' Alto Medioevo la zona
compresa fra Viterbo, Caprarola, Ronciglione e Vico, sino alla Val Tiberina
ed era una delle sette province che formavano il Patrimonio di S. Pietro.
Per ottenere il castello di Fabrica i religiosi del S. Spirito avevano ceduto
agli Orsini la rocca di Torre Astura che avevano a loro volta ottenuto dai
Colonna nel 1355; probabilmente dimostrando scarso interesse per una proprietà
direttamente inserita nel sistema difensivo costiero, troppo lontana dagli
altri possedimenti dell'ospedale. Oltre a Fabrica il S. Spirito aveva ottenuto
anche Castiglione. Nel 1369, tuttavia, il passaggio di proprietà non
era ancora avvenuto se Egidio de Horto, precettore dell'ordine di S. Spirito,
doveva confermare la cessione di quest' ultimo castello per ottenere il definitivo
possesso di Fabrica. In quegli anni la violenza delle famiglie locali e l'arroganza
dei potenti Baroni Romani, rendeva insicuro il territorio, continuamente sottoposto
a contrasti violentissimi. Non a caso, dopo la ribellione dei Prefetti di
Vico che aveva messo a ferro e fuoco tutta la Tuscia, il S. Spirito perdeva
la proprietà di Fabrica. conquistata da uno dei membri più importanti
di quella famiglia. Nel 1377. tuttavia, in seguito ali' atto di sottomissione
al governo di Roma. Fabrica tornò a far parte delle proprietà
dell'ospedale, sotto cui rimase, tra alterne vicende, per circa cinquant'anni.
Nel 1431 la famiglia dei Di Vico tornò a far sentire la sua presenza
sul territorio, avviando una nuova ribellione che cominciò proprio
con la conquista del castello di Fabrica. Diligendosi poi verso Nepi. i Di
Vico raggiunsero Antonio Colonna, loro alleato e nemico del papa. Ma Eugenio
IV Conduller (1431-1447). che aveva affidato il comando delle truppe ad un
uomo molto esperto, Niccolo Fortebraccio, trattata una tregua con i Colonna,
attaccava in forze Giacomo di Vico. rimasto solo e senza più alleati.
Il Fortebraccio, riconquistati i territori occupati: Caprarola, Vignanello.
Vallerano e Fabrica, li riconsegnava ai pontefice. Eugenio IV confermò
allora di nuovo la donazione di Fabrica al S. Spirito . Ma nel 1549 una nuova
ribellione colpiva il territorio intomo a Fabrica. questa volta per colpa
della potente famiglia degli Anguillara: nonostante avesse stabilito una tregua
con il neoletto pontefice. Pio II Piccolomini (1458-1464), Everso degli Anguillara
continuava infatti a tenere in agitazione tutto il Patrimonio. Organizzato
un complotto a Vetralla, Everso veniva sconfitto dall' esercito organizzato
dal Commendatore del S. Spirito, che aveva armato le genti dei suoi domini:
Fabrica, Vignanello e Vallerano . e si era diretto alla conquista dei castelli
perduti. Da allora Fabrica rimase nelle mani del S. Spirito ininterrottamente
sino al 1536. dopo aver ottenuto una ulteriore conferma delle proprietà
già nel 1479. Nel 1536 l'ospedale concludeva l'atto di enfiteusi della
"...terce Fabrice et tenute Faleresi..." alla signora Lucrezia della
Rovere, per la somma di 450 ducati annui.
Nel 1538, tuttavia, il S. Spirito entrò nuovamente in possesso di questi
beni che l'anno successivo con autorizzazione di Paolo III Farnese (1534-1549)
cedette alla Reverenda Camera Apostolica, ottenendo in cambio le tenute di
Statua, Tomboleto e Palidoro, perdendo definitivamente ogni diritto su Fabrica
ed il suo castello.
LE PROPRIETA' DEL S. SPIRITO
Nel!' Alto Medioevo, ma anche in epoca successiva, i più importanti
monasteri, le confraternite e gli ospedali romani erano i grandi proprietari
delle tenute della campagna dello Stato Pontificio. Una volta ottenuti beni
immobili per concessione feudale o pontificia, ma spesso anche per diretto
ius ereditario dalle più potenti famiglie del territorio,
questi enti si comportavano come veri e propri signori locali, gestendo tenute
e terreni da cui ottenevano importanti vantaggi economici. Fabrica rientrava
in questo tipo di proprietà. Gestita dal S. Spirito, per più
di due secoli, univa alla vantaggiosa posizione molto vicina a Roma ed alle
due direttrici viarie che conducevano a Viterbo, un territorio piuttosto fertile,
ricco di ghiande, fieno e di molto legname.
I PRECETTORI DEL S. SPIRITO E FABRICA
Tra i nomi più noti dei Commendatori del S. Spirito che gestirono la
proprietà di Fabrica e gli altri tenitori dell'Ospedale vi furono:
Egidio de Horto. governò l'Ospedale per circa trent'anni,
e permutò la Rocca di Castiglione con il castello di Fabrica.
Gabriele di Sales, prima come Camerlengo poi come Commendatore
governò le terre di Corchiano, Fabrica e Vallerano.
Francesco de Landis, al suo tempo le proprietà ebbero
molte difficoltà perché Paolo III unì allo Stato di Ronciglione
i castelli di Borgo S. Leonardo. S. Elia, Corchiano, Vignanelio. Fabrica,
Carbognano e l'intero territorio dell'Abbazia Fallerense.
Pietro Matteo De Capoccini, governo' a lungo il
Santo Spirilo e restaurò le rocche nelle proprietà' dell'Ospedale.
LA CHIESA DI S. MARIA DELLA
PIETÀ'
Questa chiesa di origine molto antica nacque intorno a un'edicola raffigurante
la Vergine col Bambino risalente probabilmente al tardo '400, epoca in cui
proliferavano le immagine sacre dedicate soprattutto a Maria, utilizzate lungo
i percorsi viari a protezione dei viandanti. Fu nel XVI secolo tra le più
importanti chiese di Fabrica. La chiesa ha un impianto ottagonale che doveva
essere coperto da una cupola (mai realizzata) e un corpo longitudinale che
ne costituisce la navata. La tipologia dell'ottagono richiama, anche nelle
dimensioni, le architetture locali realizzate da Antonio da Sangallo il giovane
soprattutto a Montefìascone. Nella metà del '500 venne affidata
ai padri dell'ordine di S. Agostino, che vi rimasero per oltre cento anni.
Vi risiedevano ancora nel 1660, come risulta dalla lista dei lavori predisposti
per consolidare il tetto, le celle dei frati ed una piccola cappella, forse
dedicata a S. Lorenzo. Dopo questa data, per volere del pontefice, i padri
agostiniani furono costretti ad abbandonare il convento, già a quell'epoca
piuttosto malconcio. Vi ritornarono circa quindici anni più tardi,
tra il 1675 ed il 1676: "...a richiesta del popolo con obligandosi
di far la comodità per sei religiosi, onde se resolsero de gettare
a terra quattro stanzette....".
Nel 1560 erano stati commissionati a Bartolomeo ed Alessandro Torresani gli
affreschi delle cappelle a nicchia della navata e della tribuna ottogonale,
come pure la decorazione a grottesche e le scenette di genere che si trovano
intomo a queste medesime piccole cappelle.
Le condizioni della Chiesa, in questa data, dovevano essere ancora piuttosto
precarie: dal 1554 in poi. cominciano infatti una lunga serie di riparazioni
che riguardano tutta la struttura, a cominciare dalle mura "che ruinano...
", per passare alle fondamenta "...che si putrefano..."
ed al tetto "...che vi piove dentro,(et) non si può nemeno
celebrar et tutto l'edificio ruina...", motivo che spinge la Comunità
a mettere in salvo almeno il fonte battesimale, trasportandolo nella chiesa
di S. Silvestro. I lavori continuano ad essere piuttosto frequenti per tutto
il corso del XVI e XVII secolo, e si concentrano attorno agli anni Sessanta
del '600. periodo in cui risultano 35 scudi spesi per muratori e falegnami
e poco meno di uno scudo "...per l'eremita della Madonna che viveva
nei pressi del Convento".
Ma la testimonianza più interessante proviene da un interrogatorio
fatto a Sigismondo Iannone, curato del luogo, che il 2 settembre del 1666,
chiamato a testimoniare dal Commissario Apostolico, deve giustificare la Comunità
per lavori effettuati senza licenza.
La prassi amministrativa prevedeva infatti che le comunità che facevano
parte del Patrimonio di S. Pietro, parte dello Stato Pontificio, non potessero
effettuare lavori sui propri beni immobili senza il permesso dell'organo centrale
a questo compito predisposto: la Sacra Congregazione del Buon Governo. Fabrica
aveva invece realizzato alcune sistemazioni senza aspettare la licenza necessaria
che tardava troppo ad arrivare. La testimonianza di Sigismondo lannone, rilasciata
alla metà del '600, sottolinea l'importanza della Chiesa di S. Maria
della Pietà, luogo di culto anche per le comunità vicine:
...minacciando ruina la chiesa della Madonna della Pietà e fattasi
piùvolte istanza a questa comunità che ci remediasse... Mons.
vescovo diocesano Altini interdisse la suddetta chiesa e non celebrandosi
i divini offici era di molto danno alla salvezza dell'anima di questo popolo
onde la Comunità se redusse a resarcirla.... é stato il sudetto
resarcimento di somma utilità a questa terra et popolo il quale il
più delle volte perdeva la Messa per ritrovarsi quivi pochissime chiese...
et vedendo che li denari delli offitiali della Comunità si pagavano
con ogni lentezza. Circa la Croce d'argento che essa Comunità ha fatto
alla nostra Sacrestia et clero non posso dire che bene perché non ci
erca croce et è decoro di questa terra che il clero nelle funzioni
vada con una croce d'argento ". Nel 1713 viene di nuovo registrata
la necessità di restaurare il tetto e le due vetrate della chiesa già
sistemata più volte in precedenza, ma fatte "...senza telaio
et perciò se sono tutte rotte et minacciano ruina...". La
facciata presenta un intervento al tempo di papa Benedetto XIII come testimoniato
dall'arma del pontefice in stucco realizzata al centro del timpano. Nel 1785
gli agostiniani lasciavano definitivamente la chiesa, appare infatti evidente
che sono ormai divenuti un peso per la Comunità, perché "...non
amministrano i sacramentiet non aiutano nelle opere parrocchiali..."
LA CHIESA DI S. SEBASTIANO
La piccola chiesa di S, Sebastiano, costruita e dipinta al suo intemo per la devozione al Santo che il popolo chiamava S. Bastiano, si presentava all'inizio del '700 piuttosto malridotta. Nonostante nel 1689 avesse subito un approfondito intervento di restauro, solo dodici anni più tardi aveva già evidente bisogno di nuovi lavori, come appare sia dalla testimonianza del curato che da quella dei membri del Consiglio comunale. Il "riattamento" della chiesa, ossia la sua sistemazione, doveva essere realizzata in gran fretta "...perché le pitture dell'aitare non hanno più le sue forme, essendo penetrata l'acqua nella tribuna..." come dimostra la relazione inviata alla S. Congregazione del Buon Governo. Le pioggie rovinavano di continuo l'interno dell'edificio, le mura e le pitture: "...il muro ove erano state dipinte fin dall'anno 1478, per un voto fatto dal popolo a S. Bastiono,.. "
I TORRESANI, PITTORI A FABRICA
I Torresani. originali di Verona, furono particoiarmente attivi nella zona
dell'Alto Lazio, dove, intorno alla metà del XVI sec., realizzarono
numerose opere con soggetti sacri. Particoiarmente degni di rilievo sono,
ad esempio, gli affreschi conservati nel Palazzo Priorale di Narni. Come ha
dimostrato Cesare Verarii nel piccolo volume relativo in modo specifico all'opera
dei Torresani nella Comunità' di Fabrica, i loro affreschi appaiono
caratterizzati da un manierismo molto tipico, comunemente definito "provinciale".
Membri di un'intera famiglia di pittori, uniscono al gusto semplice delle
decorazioni realizzate una vasta gamma di colori spesso in netto contrasto
che dona movimento e luminosità alle fiaure.
CHIESA
DI S. SILVESTRO
Nella chiesa di S. Silvestre Bartolomeo e
Lorenzo Torresani affrescarono il catino absidale: sullo sfondo di un cielo
azzurro cupo, sparso di stelle d'oro, il Cristo, raffigurato nell'atto di
benedire, è contornato da una corte di angeli di grande effetto scenografico
dai colori molto accesi. Nel tamburo sottostante sono rappresentate : l'Ultima
Cena, con uno sfondo di quinte architettoniche perfettamente costruite, la
Crocefissione e la Flagellazione. Gli affreschi riportano inoltre la data
dell'esecuzione de! ciclo pittorico, realizzato nel 1556. Ancora di mano di
due pittori la decorazione a grottesche e Se piccole scene di argomento pastorale
e biblico, poste lungo il sottarco absidale e sulle paraste. Erroneamente
attribuiti agli Zuccari, questi affreschi vennero restaurati nel 1955.
Il lavoro realizzato a S. Silvestre, di cui si segnala ancora l'opera di .Alessandro
nel lacunoso e rovinato affresco posto nella nicchia sinistra de! presbiterio,
dovette avere molto successo. Di li a poco infatti i Torressani furono chiamati
anche a realizzare la decorazione pittorica delle cappelle e nicchie di S.
Maria della pietà.
LA CHIESA DI S. MARIA DELLA PIETA'
Dopo aver realizzato gli affreschi di S. Silvestro,
Bartolomeo ed Alessandro Torresani vennero incaricati di realizzare la navata
e la tribuna ottagonale di questa chiesa. Ormai alterati da mani diverse questi
lavori rappresentano scene di carattere religioso, relative alla vita della
Vergine (prima nicchia a sinistra della tribuna), ed ai Santi Andrea, Antonio
Abate. Michele Arcangelo ed altri (seconda nicchia a sinistra).
Degli stessi autori sono la decorazione a grottesche e le scene di genere
che contornano le nicchie. Da ricordare anche i numerosi lavori realizzati
dai due pittori nella vicina chiesa di S. Egidio a Cerchiano.
LA CHIESA DI S. SILVESTRO
La prima notizia che si ha di questa chiesa risale al 1177. il suo complesso
però doveva esistere già da prima se in quell'anno viene chiaramente
inserito nelle proprietà del monastero di S. Elia che elenca "S.Silvestri
in castrum Fabricae" tra gli altri suoi beni. Ricostruire la storia
dell'edificio è tuttavia un compito arduo, per la frammentarietà
delle notizie: direttamente inserita nel sistema difensivo del Borgo, questa
chiesa dovette essere poco utilizzata tra la fine del XIII ed il XIV secolo.
Nel '400 però doveva essere stata ampliata e ripristinata al culto,
ed era divenuta la Chiesa parrocchiale di Fabrica. come testimoniano le concessioni
di indulgenza rilasciate da Alessandro VI Borgia. Negli anni Settanta del
'500 uno dei visitatori apostolici incaricati di descriverne le condizioni
generali la definisce ''ampla et nova ", a testimonianza di
una serie di continui e progressivi lavori che dureranno fino a tutto il secolo
seguente, nonostante le continue difficoltà economiche della Comunità.
Nel 1655, per esempio, vengono cominciati i lavori al mattonato, ma due anni
più tardi risulta evidente dalla visita di un perito che la situazione
va ancora aggravandosi: "...ho retrovato che non solo il campanile
ma anche il tetto... minaccia ruina et ha necessità de far presto reparo..."
. In quegli stessi anni era anche stato "nettato et raggiustato"
l'organo. Nel 1661 però una nuova serie di problemi colpisce la chiesa:
"...sendosi rotta una delle (due) campane ...fu resoluto nel Consiglio
Pubblico la permuta della rotta con una nuova... ". Trasportata
a Roma per essere aggiustata o nuovamente fusa, dopo cinque mesi la campana
ancora non era tornata al suo posto e la chiesa ,"se retrova senza
una campana et per sonare a doppio é necessario di far sonare le tre
campane esistenti nell'oratorio di S.Caterina , per il passato chiesa parrocchiale
della medesima terra...". Nella seconda metà del XVII secolo
si procede alla sistemazione di uno dei casali attigui alla chiesa, che veniva
utilizzato ,"...per scuola et habitatione del nostro cancelliere
et maestro... sotto(vi sono) i granai... et quella casa che prima serviva
per scuola ora serve per il medico..." .All'intemo è necessario
"...foritficare la tribuna ... per l'imminente pericolo di cadere
stante le molte crepature che si dilatano et fanno maggiori particolarmente
in questi temporali cattivi... et(é) in pericolo di cadere...ancora
il maggior corpo della chiesa". Solo alla fine del secolo verranno
realizzati interventi decisivi e di consilidamento , finché nel 1703
si decide anche "...il risarcimento del campanile et confezzione
della balaustrata avanti l'altar maggiore...". Al problema della
mancanza dei fondi si aggiunge quello dei lavori fatti troppo in fretta o
non portati a buon fine se solo tre anni più tardi si legge nei documenti:
"....non essendo stata fatta ad uso d'arte (la balaustra) si agita
contro il capomastro perché venga obbligato a rifare il lavoro..."
La chiesa di S.Silvestro era molto importante per la popolazione di Fabrica
e dei paesi limitrofi e non poteva essere agibile, poiché: "...questo
povero populo pativa non havendo dove sentir la messa ..." , ma
appena terminato il restauro , molti dei lavori dovettero essere ricominciati.
Sono infatti dell'inizio del '700 i danni causati dalla caduta di un fulmine
di particolare violenza che danneggiava il tetto ed il campanile della chiesa.
"Ieri mi pollai a riconoscere il ponte di Rio Fratta, quale ha necessità secondo...ho creduto notare... per riparo dal pericolo in si passa tanto per entrar che per uscir da detto ponte dalla parte di Gallese, strada frequentata da mulattieri vinadanti sedie et carrozze... per esser pericolosa di giorno et pegio di notte perche la strada è angusta e si sta in mezo al pencolo... da una parte la ripa del fiume dall'altra il fosso... La sacra congregazione delle acque nel 1746 lo riattò ma perché il fiume arrivava all'ali del ponte non potè ripigliare il muragliene... et presentemente poi farsi per essersi di nuovo ritirato il fiume... sarebbe necessario slargare la strada per palmi sei... in detto muragliene vi è nato un albero di fico... et è necessario levarlo e (tagliare) vari alberi et virgulti nati nelle mura del ponte et cavarli dalle radiche perché col tempo poi causar qualche apertura... che presentemente il pontesta bene..."
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